Il futuro della Siria.
L'intervista di oggi sul Corriere della Sera a Fareed Zakaria, analista di politica internazionale per la CNN mi da lì spunto per una riflessione inerente al futuro assetto politico della Siria. La riflessione parte dalla constatazione dello scontro tra scuri e sunniti. I paesi sunniti del golfo sono molto deboli sul piano territoriale tanto che devono servirsi dell'ombrello protettivo degli americani in virtù del trattato del 49 tra Rosvelt e re Feisal. Ma fortissimi in termini economici e in grado di armare pesantemente un l'iro avatar. Il loro nemico giurato è l'Iran scita che oggi è ancora più minaccioso dal l'accordo sul nucleare che pone gli Stati Uniti in una posizione apparentemente imbarazzante. E Che è oggi la più importante potenza regionale. Isis nasce in risposta all'egemonia dall'Iran. Non a caso uno stato con mire egemoniche sulla regione diversamente da Alcaida che combatte i cosiddetti crociati. in quanto i paesi del golfo vogliono contrapporre a uno stato scita, uno stato sunnita. Difficilmente i paesi del golfo accetteranno una sconfitta totale di isis. Difficilmente l'Iran accetterà di estromettere Assad. Invece i contendenti potrebbero accettare una spartizione che da un lato lasci al potere Assad e dall'altro venga ufficializzato uno stato che faccia riferimento ai paesi del golfo. Con L'Isis che verrebbe solo apparentemente sconfitto. Al problema tuttavia si aggiunge la volontà egemonica della Turchia e nella regione e l'intervento della Rissia. In cui i primi che sono di religione sunnita sono essi stessi in competizione con l'Iran per la supremazia nella regione. Mentre i secondi stanno difendendo l'unica base navale che hanno nel mediterraneo e che risiede da decenni. Come scrive Venturini sul Corriere l'obbiettivo degli americani è quello di privare i russi di qualsiasi appoggio nel mediterraneo. Da qui la complessità della situazione. Visti i rapporti di forza nella regione è tuttavia presumibile una spartizione che garantisca tutti contendenti.
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