Tuesday, October 17, 2006

E' la battaglia di tutti noi. Quella di ogni giorno delle persone come me che si alzano ogni mattina con ansia, magari dopo una notte in cui abbiamo dormito poco perchè è faticoso anche dormire. Poi fuori di casa, ecco la guerra. Una battaglia che continua sulla strada in cui trovi amici, nemici, avversari, persone perbene e mascalzoni/e. Abibamo passato il secolo, veniamo da luoghi lontani. Quegli anni sessanta che erano belli solo per i soliti pochi. Poi ci siamo ribellati perchè un uomo piccolo ma di grandi idee diceva che Ribellarsi è giusto Si chiamava Jean-Paul Sartre: ci ha rappresentati tutti. I soliti pochi intanto si facevano i soldi. Noi eravamo a Roma, all'universita a combattere contro il servizio d'ordine della Cgil. Dicevano (e dicono) che siamo stati sconfitti, che una generazione ha perduto la sua battaglia. Non capivamo che il conscio combatteva una guerra perduta. E l'inconscio l'aveva già vinta. Perchè se era vero che L'operaio voleva il figlio dottore era proprio questo che era accaduto. Per cui....Ce ne siamo resi conto tardi, anzi: forse in molti non hanno ancora capito e si ostinano a mancare un riconoscimento di se che assume contorni gravi e rischiosi. Perchè un mondo nuovo si è dispiegato davanti a noi. Un mondo che abbiamo costruito giorno per giorno. Le città stesse lo dimostrano con le loro meraviglie, con auto fiammanti così diverrse da quelle degli anni Cinquanta quando siamo nati noi. Ed ora? Ci ispiriamo a quegli ideali che hanno dato vita alla Rivoluzione Francese. Ad Eguaglianza, Libertà, Fraternità. Concetti che sono sempre poco amati. In alcuni casi temuti malgrado vi si appellino in molti, troppi.

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